Racconto di un’avventura di golf (e non solo) di Alfredo Maccolini

Ecco qui l’nizio del romanzo di Alfredo, appassionato golfista e lettore affezionato del blog, che ha scritto la storia del SUO golf e di quello dei suoi amici. Sembra il film “Amici miei” in versione golf!
Complimenti Alfredo, aspettiamo con ansia i prossimi capitoli!

PROLOGO Avevo circa 40 anni quando decisi di iscrivermi al circolo del tennis. Amavo il tennis e nel tempo libero giocavo più che potevo.
Il Circolo era molto bello, come del resto lo è ora: situato in riva al fiume, in un meraviglioso uliveto, con la club house ricavata da una casa colonica ristrutturata. In primavera il prato si ricopriva di margherite, la voglia di giocare era al massimo e appena entravi nel circolo non vedevi l’ora di calcare la terra rossa dei campi di tennis per poter battagliare con qualcuno.
Sono sempre stato un mediocre giocatore, ma non mi interessava vincere o perdere, l’importante era giocare, sudare e ridere con gli amici.
Ricordo con una certa nostalgia le belle serate di inizio estate, quando venivano organizzati “torneini” a squadre, formate da 4 giocatori di cui uno forte, due discreti e uno scadente (io ovviamente ero di questa categoria ), e si giocavano 2 singoli e un doppio; vinceva la squadra che riusciva a vincere due incontri su tre. Il capitano della squadra aveva un gran daffare per dosare le forze in campo scegliendo chi doveva fare il doppio e chi i singoli.
Doveva consegnare per scritto la formazione al direttore del torneo, senza che la squadra avversaria la conoscesse, decidendo i giocatori che avrebbero giocato come A e B i due singoli e chi invece dovesse disputare il doppio. Il Direttore del torneo convocava i capitani e dava lettura delle formazioni; non sempre le squadre sulla carta più forti vincevano.
Quando si giocava il campo era circondato dagli amici e le battute e le prese in giro si sprecavano; il tifo per un giocatore o l’altro era assordante!
Si respirava un’atmosfera speciale, direi quasi magica sotto un cielo stellato e circondati da quella dolcezza del clima che la campagna toscana sa dare. Finite le partite si restava tutti insieme a cena, la serata finiva sempre in allegria e si lanciavano le sfide per le giornate successive.
Ricordo che una volta un amico che aveva perso una sfida, sentitissima dai contendenti e alimentata con arguzia dagli amici che avevano assistito al lancio della sfida, fu costretto a bruciare sul prato tutta la sua attrezzatura tennistica, racchetta compresa. Quanto sapevano essere cattivi gli amici!
Io, consapevole dei miei forti limiti tennistici, mi ero fatto un’ampia cerchia di avversari al mio livello, quindi le sfide erano infinite e il divertimento continuo.
Dopo qualche anno uno sparuto gruppetto di amici si allontanò dal tennis per darsi al golf. Questi amici più volte mi sollecitarono ad avvicinarmi al golf, ma ero troppo innamorato del tennis e non concepivo cosa ci trovassero di tanto appassionante in un gioco che all’apparenza era statico, per niente veloce né divertente come poteva essere il tennis.

PRIMO CAPITOLO
Come sempre accade gli anni passarono, anzi volarono. Mi trovai, quasi senza rendermene conto, molto vicino ai sessant’anni. Fu in quel periodo che un paio dei miei amici più cari,Terzilio e Giandomenico, iniziarono a frequentare un piccolo campo di golf della provincia ed a prendere lezioni da quello che fu subito definito il Signor Maestro.
Un sabato di fine Settembre, dopo essere rientrati dalle ferie marine, insieme al mio fido amico Rolando, decidemmo di fare una girata in macchina per vedere cosa combinavano Terzilio e Giandomenico.
Lungo il viaggio (tra l’altro piuttosto corto –circa 40 minuti ) dissertammo a fondo sul fatto che probabilmente il golf non era uno sport adatto a noi e che quindi i nostri due amici avevano iniziato un’avventura destinata all’insuccesso.
Ci fermammo sulla strada provinciale a fare una lauta colazione in un bar pasticceria che si rivelò di eccellente qualità, come spesso accade in questi centri piccoli, ma dove sanno vivere molto bene, meglio che nelle caotiche città metropolitane.
La cosa ci mise di buon umore e quando arrivammo al circolo fummo immediatamente attratti dall’ambiente collinare, con vigneti ordinati e la club house piccola ma di buon gusto.
Vedemmo dall’alto i nostri due amici su quello che avremmo poi imparato a conoscere come campo pratica. Passammo buona parte della mattinata a vedere questi amici alle prese con mazze, palline, tappetini verdi di sintetico e soprattutto attenti agli insegnamenti del Signor Maestro.

A un certo punto, sul tardi della mattinata decidemmo – perché no ? – di provare anche noi a colpire qualche pallina.
Dire che restammo immediatamente “folgorati” (anche se non eravamo sulla via di Damasco…) da questa “strano” gioco è dire poco.
Indubbiamente fummo catturati da quel fascino che ha questo gioco. Sembra all’apparenza semplice: che ci vuole a colpire una pallina che se ne sta lì ferma, innocua e aspetta docilmente solo che il nostro bastone la colpisca ?
In realtà appena preso il bastone in mano ci rendiamo conto che tutto si fa difficile; questo attrezzo che sembra un prolungamento delle nostre braccia ci pare subito un corpo estraneo, difficile da gestire e con il quale sembra impossibile poter colpire quella “dannata pallina”. Ma il bello del golf sta proprio in questo: si accende una sfida fra te stesso e la pallina che ti sembra impossibile non vincere; invece è quasi sempre la pallina a vincere, per lo meno nei confronti di noi poveri, comuni, mediocri giocatori di golf
Riflettendo però penso che la stessa sfida la vivano anche quelli che giocano bene, professionisti compresi, perché è una sfida infinita fra te e la pallina e poi anche con il campo.
Come dice giustamente il mio saggio amico Rolando “ il golf deve essere stato inventato dal diavolo, ma in un giorno in cui era particolarmente incazzato” per far patire oltre ogni dire noi poveri mortali!

Appuntamento a martedì mattina per la fine del primo capitolo

11 Commenti a “Racconto di un’avventura di golf (e non solo) di Alfredo Maccolini”

  • Ho letto la prima parte fel tuo raccomto scritto molto bene complimenti…li di sicuro non sei mediocre…ma credo che con la passione anche sul golf avrai ottenuto dei buoni risultati e poi basta non arrendersi ricacciando cosi indietro le palle al diavolo…

  • BRAVO ALFREDO
    MI HAI INCANTATA
    ASPETTO CON GIOIA LA PROSSIMA PUNTATA
    …MI SA CHE PROVERò ANCH’IO A GIOCARE
    ME NE HAI FATTO VENIR VOLGIA
    A PRESTO, CON AFFETTOOOO…TANTOOO
    DANIELA

  • Samantha:

    Salve Sig. Maccolini,

    il Suo racconto è semplicemente delizioso! Attendo la giornata di martedì per continuare la lettura!

    Samantha Brizzi

  • Donatella:

    Alfredo,
    il tuo racconto e’ piacevolissimo da leggere e ,second me , hai del talento .Ma da un uomo come te , arrivato all’apice della carriera , cosa mi potevo aspettare ?

    Donatella Fantini

  • alessio:

    ALFREDO SE TOGLI IL TENNIS ( ANCHE SE QUALCHE RACCHETTATA L’HO DATA ) E LOSOSTITUISCI CON IL CALCIO E’ LA STESSA SITUAZIONE MIA DI UN ANNO FA
    COMPLIMENTI !!!
    ALESSIO

  • rolando:

    Ciao Tigre,
    (questo è il vero soprannome di Alfredo) sono uno dei quattro compagni di avventura: forse sei meglio come scrittore che come golfista……!

    Bravo! e complimenti, prosegui che ti sosteniamo con la nostro affetto.
    Aspettiamo con impazienza le prossime puntate.
    Rolando

  • Alberto e Simonetta:

    Bravo Alfredo, ci fai ricordare i bei tempi del tennis e ora spero anche quelli del golf.. sempre avanti complimenti anche da Simo

  • Alessandro:

    Caro Alfredo ,complimenti.Ti auguro che al termine del tuo racconto il tuo handicap sia sotto i dodici.Saluti anche da Gina.

  • Ti possiamo chiamare “Legno” invece che “Tigre” ??
    eheh bravo! checchi

  • danilo:

    Storia simpatica e direi anche ben scritta. Davvero singolare per uno che è sempre stato abituato ad apporre la propria firma in calce al lavoro degli altri. Ma siamo proprio sicuri che questa sia farina del suo sacco ?