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Il golf è l’unico gioco imbattuto

Questa bella storia è tratta da un libro, parlerò in prima persona come fa l’autore anche se l’esperienza non è mia.

Un giorno avevo un match play con un famoso chirurgo, che chiamerò dottor J., appassionato golfista, che nonostante il lavoro impegnativo trovava il tempo di allenarsi tre volte a settimana. Ammiravo la sua sicurezza,  il suo primo drive alla buca 1 era perfetto, e mi sentivo nervoso al pensiero di giocare con uno della sua levatura. Sul tee della due, però, dopo il bel par della buca 1, il dottore ha spedito il suo drive fuori limite perdendo miseramente la buca. Alla 3 è successo lo stesso! Il suo secondo brutto drive gli era finito nel boschetto a destra, palla persa!

Il dottore era esasperato, ha sbattuto il drive per terra con violenza esclamando disgustato: “Il golf è il più frustrante, dannato gioco mai inventato dall’uomo!”

Di fronte a questo inaspettato scoppio di rabbia candidamente gli chiesi: “Allora perchè giochi così spesso?”

Dopo una pausa rispose: “perchè non lo posso sconfiggere, vince sempre lui”.

Sembrò stupito della sua stessa risposta e ci pensò ancora un pò prima di dire: “Sì, è il solo gioco che IO non posso battere!”

Infatti il dottor J. aveva miseramente perso in due modi: sbagliando il colpo e arrabbiandosi.

Mi divenne subito chiaro che il dottor J. era frustrato non solo dai suoi drive. Guardandolo teso e impaurito sul putt di 70 cm riflettei che il chirurgo teneva il suo bisturi con apprensione e insicurezza proprio come il suo putter e che non avrei MAI voluto essere sul tavolo della sua sala operatoria.

Fare certi interventi chirurgici delicati richiede maggior destrezza di imbucare un putt da 70 cm e la posta in gioco del paziente è la sua vita… Immaginai il dr. J arrabbiato che impugnava il bisturi per operare uno sventurato paziente. Il dottor J, il mio idolo, era capace di provare paura, rabbia, frustrazione.

Poi mi sono sorpreso ad arrabbiarmi perchè ho fatto tre putt da vicino , dunque il dottor J non era il solo ad essere frustrato dal gioco del golf. Ogni volta che sbagliavo un colpo facevo subito un’analisi critica di cosa avevo sbagliato. Avevo girato poco le spalle? Il mio swing non era interno? Avevo alzato la testa? Nel colpo successivo cercavo di correggere cosa pensavo avesse causato l’errore.

Ma ogni volta che correggevo un difetto ne emergevano due! Più cercavo di controllare lo swing più esso diventava meccanico e meno ritmico. I colpi che ne venivano fuori erano brutti, strappati, e provocavano il mio desiderio di provare ancora più cose per correggerlo. Mai fare in campo tentativi simili, tanto meno in gara: solo in campo pratica è consentito provare lo swing.

Credevo si trattasse di auto-correzione, mentre invece era un’ auto-distruzione.

Anch’io dunque non dominavo né adesso domino il gioco del golf. Il golf è l’unico gioco imbattuto.

Capii il dottor J. e da quel giorno non mi permisi più di giudicare o biasimare nessuno.